Attorno a “Un chien andalou”
di Luis Buñuel
traduzione di Orazio Leogrande
Stroricamente questo film rappresenta una reazione violenta contro l’allora chiamato “cinema d’avanguardia”, che si dirigeva esclusivamente alla sensibilità artistica o alla ragione dello spettatore, con i suoi giochi di luci e ombre, i suoi effetti fotografici, la sua preoccupazione per il montaggio ritmico e una tecnica ricercata, e che a volte faceva sfoggio di uno humor perfettamente “convenzionale e ragionevole”. A questo cinema d’avanguardia appartengono Ruttmann, Cavalcanti, Man Ray, Dziga Vertov, René Clair, Dulac, Ivens, ecc.
Nel Chien Andalou per la prima volta si situa il cineasta in un piano puramente POETICO-MORALE. (Si legga MORALE nel senso che è retto dai sogni o dalle compulsioni parattatiche.) Nell’elaborazione dell’argomento si rifiuta come impertinente ogni idea di ordine razionale, estetico o qualsiasi preoccupazione di indole tecnica. Per questo risulta un film volontariamente antiplastico, antiartistico, secondo i canoni tradizionali. L’argomento è il risultato di un automatismo psichico COSCIENTE e quindi non cerca di raccontare un sogno, sebbene adoperi un meccanismo analogo ai sogni.
Le fonti in cui si ispira il film sono quelle della poesia, liberata dalla zavorra della ragione, della tradizione e della morale. Il suo proposito, provocare nello spettattore reazioni istintive di attrazione o repulsione. (L’esperienza ha dimostrato che questo obiettivo è stato pienamente riuscito.)
Un chien andalou non esisterebbe se non fosse esistito il movimento chiamato surrealista. La sua “ideologia”, la sua motivazione psichica e l’uso sistematico dell’immagine poetica come arma sovversiva rispondono alle caratteristiche di ogni opera autenticamente surrealista. Questo film non cerca di attirare né di compiacere lo spettatore, si dirige anzi contro di lui, che appartiene a una società con la quale il surrealismo si trova in conflitto.
Il titolo del film non è arbitrario, o il risultato di uno scherzo. Possiede una stretta relazione subcosciente con l’argomento. Tra centinaia di altri titoli abbiamo scelto questo per essere il più adeguato. Come nota curiosa possiamo dire che si è giunti a produrre ossessioni in alcuni spettatori, cosa che non sarebbe accaduta se si fosse di un titolo arbitrario.
Il produttore-regista del film, Buñuel, ha scritto la sceneggiatura in collaborazione con il pittore Dalí. Entrambi sono partiti da un’immagine onirica, che a sua volta ne ha provocate delle altre grazie al procedimento menzionato, fino a che il tutto ha preso forma di una continuità. Bisogna avvertire che quando ai collaboratori appariva un’immagine o un’idea, questa veniva subito scartata se fosse provenuta dal ricordo, dalla propria formazione culturale o se fosse stata semplicemente un’associazione cosciente con un’idea anteriore. Si accettavano come valide solo quelle rappresentazioni che, commovendoli profondamente, non avevano alcuna spiegazione razionale possibile. La motivazione delle immagini è stata, o si pretese che fosse, puramente irrazionale: sono così misteriose e inspiegabili per l’autore come per lo spettatore. NIENTE nel film simbolizza NIENTE. L’unico procedimento valido per la ricerca dei simboli sarebbe forse la psicoanalisi.
“Un film di successo” – La maggior parte degli spettatori penserà questo. Ma che fare contro i ferventi di ogni novità, anche se questa oltraggi le proprie profonde convinzioni, contro una stampa venduta e insincera, contro questa moltitudine imbecille che trova bello e poetico ciò che in fondo non è altro che un disperato, appassionato appello al crimine?
Nel Chien Andalou per la prima volta si situa il cineasta in un piano puramente POETICO-MORALE. (Si legga MORALE nel senso che è retto dai sogni o dalle compulsioni parattatiche.) Nell’elaborazione dell’argomento si rifiuta come impertinente ogni idea di ordine razionale, estetico o qualsiasi preoccupazione di indole tecnica. Per questo risulta un film volontariamente antiplastico, antiartistico, secondo i canoni tradizionali. L’argomento è il risultato di un automatismo psichico COSCIENTE e quindi non cerca di raccontare un sogno, sebbene adoperi un meccanismo analogo ai sogni.
Le fonti in cui si ispira il film sono quelle della poesia, liberata dalla zavorra della ragione, della tradizione e della morale. Il suo proposito, provocare nello spettattore reazioni istintive di attrazione o repulsione. (L’esperienza ha dimostrato che questo obiettivo è stato pienamente riuscito.)
Un chien andalou non esisterebbe se non fosse esistito il movimento chiamato surrealista. La sua “ideologia”, la sua motivazione psichica e l’uso sistematico dell’immagine poetica come arma sovversiva rispondono alle caratteristiche di ogni opera autenticamente surrealista. Questo film non cerca di attirare né di compiacere lo spettatore, si dirige anzi contro di lui, che appartiene a una società con la quale il surrealismo si trova in conflitto.
Il titolo del film non è arbitrario, o il risultato di uno scherzo. Possiede una stretta relazione subcosciente con l’argomento. Tra centinaia di altri titoli abbiamo scelto questo per essere il più adeguato. Come nota curiosa possiamo dire che si è giunti a produrre ossessioni in alcuni spettatori, cosa che non sarebbe accaduta se si fosse di un titolo arbitrario.
Il produttore-regista del film, Buñuel, ha scritto la sceneggiatura in collaborazione con il pittore Dalí. Entrambi sono partiti da un’immagine onirica, che a sua volta ne ha provocate delle altre grazie al procedimento menzionato, fino a che il tutto ha preso forma di una continuità. Bisogna avvertire che quando ai collaboratori appariva un’immagine o un’idea, questa veniva subito scartata se fosse provenuta dal ricordo, dalla propria formazione culturale o se fosse stata semplicemente un’associazione cosciente con un’idea anteriore. Si accettavano come valide solo quelle rappresentazioni che, commovendoli profondamente, non avevano alcuna spiegazione razionale possibile. La motivazione delle immagini è stata, o si pretese che fosse, puramente irrazionale: sono così misteriose e inspiegabili per l’autore come per lo spettatore. NIENTE nel film simbolizza NIENTE. L’unico procedimento valido per la ricerca dei simboli sarebbe forse la psicoanalisi.
“Un film di successo” – La maggior parte degli spettatori penserà questo. Ma che fare contro i ferventi di ogni novità, anche se questa oltraggi le proprie profonde convinzioni, contro una stampa venduta e insincera, contro questa moltitudine imbecille che trova bello e poetico ciò che in fondo non è altro che un disperato, appassionato appello al crimine?
(Documento inedito del 1929, in Luis Buñuel e Salvador Dalí, Un perro andaluz ochenta años después, La Fábrica, 2009)